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Gadda e il monismo relazionale: l’ontologia nascosta del Pasticciaccio

October 6, 2026 by Silas O'Creamy Leave a Comment

Relational Monism

Carlo Emilio Gadda come pensatore involontario della relazione

Fra gli scrittori italiani del Novecento, Carlo Emilio Gadda occupa una posizione singolare. Egli non fu un filosofo sistematico, né cercò mai di costruire una teoria dell’essere. Tuttavia la sua opera, e in particolare il Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, contiene una delle più profonde intuizioni ontologiche della letteratura europea: l’impossibilità di isolare un evento dal tessuto delle relazioni che lo generano.

Il romanzo si presenta come un’indagine poliziesca. Un furto, un assassinio, una serie di sospetti, un commissario chiamato a individuare il colpevole. Ma ben presto il lettore comprende che il centro dell’opera non è il delitto. Il vero protagonista è la complessità stessa del reale.

Il commissario Ingravallo non crede nelle cause semplici. Egli sostiene che ogni evento nasce da una molteplicità di fattori convergenti, da un intreccio di motivi, circostanze, passioni, errori e coincidenze. Non esiste, per lui, una causa unica. Esiste piuttosto quello che potremmo chiamare un campo relazionale.

In questo senso il Pasticciaccio non è soltanto un romanzo. È una critica radicale dell’individualismo causale. L’assassinio di Liliana Balducci non può essere spiegato riducendolo all’azione di un singolo soggetto. Ogni volta che l’indagine sembra avvicinarsi alla soluzione, il quadro si espande ulteriormente. Nuovi personaggi compaiono sulla scena. Nuovi legami emergono. Nuove connessioni modificano il significato dei fatti precedenti.

La realtà, in Gadda, si comporta come una rete. Questa intuizione anticipa sorprendentemente alcuni temi centrali del monismo relazionale. Se quest’ultimo sostiene che l’identità delle cose nasce dalle loro relazioni, Gadda mostra narrativamente la stessa struttura. Nessun personaggio possiede un’essenza autonoma. Ognuno appare come il punto di intersezione di una molteplicità di rapporti sociali, storici, economici, psicologici e linguistici. L’individuo non precede la relazione. L’individuo emerge dalla relazione. È una differenza decisiva.

Nel pensiero moderno la realtà viene spesso concepita come un insieme di oggetti separati che successivamente entrano in contatto. In Gadda accade quasi il contrario. Le relazioni vengono prima degli oggetti. Le relazioni producono gli oggetti. Di conseguenza anche la verità assume una forma diversa. Non è più una fotografia statica, ma una configurazione dinamica. Non si tratta semplicemente di un problema narrativo. Si tratta di una vera e propria ontologia implicita.


La lingua come universo relazionale

Il carattere relazionale dell’opera gaddiana emerge anche sul piano linguistico. Come ha osservato il linguista Giuseppe Antonelli, Gadda rappresenta uno dei vertici del plurilinguismo italiano contemporaneo. La sua scrittura mescola registri, dialetti, gerghi tecnici, linguaggi specialistici, arcaismi e invenzioni lessicali, rifiutando l’idea di una lingua omogenea e monolitica. [it.wikipedia.org], [viv-it.org]

Secondo la tradizione critica inaugurata da Gianfranco Contini, il linguaggio di Gadda assume la forma di un vero e proprio “pastiche”, una contaminazione permanente di codici differenti. Questa commistione raggiunge uno dei suoi vertici nel Pasticciaccio, dove convivono romanesco, italiano colto, terminologia scientifica e linguaggio burocratico. [gazzettaitalia.pl], [enotes.com]

Ma forse questa scelta non è soltanto stilistica. La pluralità delle lingue riflette la pluralità dell’essere. Se la realtà è un intreccio di relazioni, nessuna lingua singola può rappresentarla adeguatamente. Occorre una lingua mobile, stratificata, policentrica. Occorre una lingua capace di riprodurre la natura reticolare del mondo. Da questo punto di vista Gadda appare quasi come un monista relazionale della parola. La sua prosa non descrive la complessità. La mette in atto.


Il mistero irrisolto

Vi è poi un altro elemento che rende il Pasticciaccio straordinariamente vicino a una sensibilità relazionale. Il romanzo non viene davvero concluso. L’enigma rimane aperto. Il colpevole non emerge con la limpidezza rassicurante tipica del romanzo poliziesco classico. Lo stesso impianto investigativo sembra dissolversi all’interno del proliferare delle connessioni. [it.wikipedia.org], [adelphi.it]

Molti lettori hanno interpretato questa scelta come un gesto artistico o una provocazione letteraria. Forse è qualcosa di più. Forse Gadda aveva intuito che il reale non ammette mai una chiusura definitiva. Ogni spiegazione genera nuove domande.

Ogni causa rinvia ad altre cause. Ogni identità conduce verso nuove relazioni. Il procedimento investigativo diventa così una metafora della conoscenza umana. Più cerchiamo il centro, più scopriamo che il centro non è un punto ma una rete.


Gadda contro le ipostasi

Da una prospettiva relazionale, l’aspetto forse più moderno del pensiero gaddiano consiste nella sua diffidenza verso ogni forma di semplificazione. Gadda combatte continuamente contro le ipostasi. Rifiuta l’idea di un individuo completamente autonomo. Rifiuta l’idea di una lingua pura. Rifiuta l’idea di una causalità lineare.  Rifiuta l’idea di una verità immediatamente accessibile. La sua letteratura ci ricorda che le cose esistono soltanto attraverso il complesso sistema di relazioni che le sostiene. È precisamente questo punto a renderlo sorprendentemente vicino al monismo relazionale contemporaneo.

Naturalmente Gadda non parla di campo relazionale, né di emergenza ontologica, né di universo relazionale simbolico. Tuttavia la sua immaginazione narrativa sembra muoversi nella stessa direzione. Là dove il filosofo costruisce concetti, Gadda costruisce storie. Là dove la metafisica formula principi, il romanzo produce immagini. Ma la struttura profonda rimane analoga.

Dietro il caos apparente del Pasticciaccio si nasconde una visione del mondo nella quale nulla esiste da solo e ogni evento è il risultato di un’infinita trama di connessioni. Per questa ragione Carlo Emilio Gadda potrebbe essere definito, paradossalmente, uno dei più grandi pensatori relazionali inconsapevoli del Novecento italiano. Non perché abbia formulato un sistema filosofico.

Ma perché ha mostrato, meglio di molti filosofi, che il reale non è una collezione di sostanze separate. È un pasticciaccio. E quer pasticciaccio, osservato abbastanza a lungo, comincia ad assomigliare sorprendentemente a un universo relazionale.

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